Breve storia del Fair Trade - Commercio equo e solidale

Il Fair Trade o Commercio equo e solidale è un partenariato commerciale basato sul dialogo, sulla trasparenza e rispetto. Contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali, garantendo i diritti di produttori svantaggiati e di lavoratori - in particolare del Sud del mondo.
Le Organizzazioni del Commercio Equo e Solidale sono impegnate nel sostegno dei produttori e nella sensibilizzazione, promuovendo campagne per i cambiamenti delle regole e delle pratiche del commercio convenzionale.

Inizio
Secondo alcuni i precursori furono gli americani, con Ten Thousand Villages (allora Self Help Crafts) che comprò tessuti lavorati da Puerto Rico nel 1946 e con SERVV che iniziò a commerciare con comunità povere del Sud verso la fine degli anni ’40.
Secondo altri, furono gli europei che alla fine degli anni ‘50 al grido di "Trade not aid", all’inizio della conferenza United Nations Conference on Trade and Development (Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo) proponevano lo slogan commercio – scambio – non aiuto, in contrapposizione alle strategie di soccorso – aiuto.
In Olanda, si andavano creando alcuni gruppi attenti alle tematiche dello sviluppo, i Cane Sugar Groups; costoro cominciarono a manifestare degli obiettivi politici, attraverso la vendita dello zucchero di canna: "Comprando lo zucchero di canna, puoi aumentare la pressione sui governi dei paesi ricchi affinchè anche i paesi poveri abbiano un posto al sole nella prosperità". L'evoluzione e lo sviluppo di questi gruppi portarono alle prime Botteghe del Mondo che vendevano, oltre alla canna da zucchero, anche artigianato importato da SOS Wereldhandel (ora Fair Trade Organisatie).
SOS Wereldhandel importava già da alcuni anni prodotti da paesi in via di sviluppo. Fondata da diversi gruppi missionari cattolici olandesi, aveva cominciato le proprie attività con una campagna per portare latte in polvere in Sicilia (non dimentichiamoci che l'Italia era un paese in via di sviluppo).
L'idea base di questa organizzazione era di raccogliere fondi e dare assistenza finanziaria a gruppi di produttori in aree economicamente svantaggiate, aiutando questi gruppi a divenire economicamente indipendenti.
Pagare i beni – non a caso merci coloniali – a un prezzo superiore a quello di mercato, anticipare i pagamenti del raccolto o del prodotto finito per sottrarre i contadini e artigiani alla morsa dell’usura e allacciare rapporti duraturi con i produttori più poveri: attuando queste regole le basi del fair trade erano gettate.
Questo aiuto finanziario portò alla creazione di laboratori di produzione artigianale in vari paesi di quello che, a quel tempo, era chiamato "Terzo Mondo". Tuttavia, ben presto si pose il problema della commercializzazione di tali prodotti, molto ridotta nel mercato locale. SOS Wereldhandel cominciò, così, ad importare tali prodotti in Olanda, vendendoli attraverso gruppi di solidarietà ed attraverso le prime Botteghe del Mondo.
Questo periodo, fine degli anni 60, vede lo svilupparsi delle prime idee di quello che poi sarà chiamato "Fair Trade", tradotto in Italia come "Commercio Equo e Solidale".
OXFAM, ONG inglese fondata da un gruppo di persone appartenenti ad un movimento protestante, e da altri gruppi religiosi ad Oxford, a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, aveva cominciato ad interessarsi al problema della fame nel mondo, avviando progetti di cooperazione nei Paesi economicamente meno sviluppati. Ben presto, i cooperanti in questi paesi, si resero conto che una delle necessità di base di queste popolazioni era trovare un mercato per i propri prodotti. Comprare questi prodotti, favorendo occupazione a livello locale, e rivenderli nel Regno Unito, era una forma di cooperazione molto più rispettosa delle popolazioni locali. Le popolazioni svantaggiate nei Paesi economicamente meno sviluppati non erano più "mendicanti" bisognosi di elemosine, ma partner commerciali che ricevevano un giusto prezzo per le loro produzioni.
Nel 1965 OXFAM lanciò il programma "Bridgehead", con il quale cominciò l'importazione di artigianato da Africa, Asia ed America Latina. "Bridgehead" divenne ben presto un'ATO (Alternative Trade Organisation) la cui missione era legare contadini ed artigiani nel "Terzo Mondo" con i consumatori del "Primo Mondo".
Agli inizi degli anni 70 si assiste ad un primo sviluppo europeo del Commercio Equo. Inizialmente le organizzazioni di Commercio Equo trattavano più che altro con produttori di artigianato, soprattutto per i contatti instaurati dai missionari. Spesso l’artigianato costituisce un reddito supplementare per le famiglie ed è di fondamentale importanza soprattutto per le donne, che hanno poche opportunità di lavoro. La maggior parte delle organizzazioni di Commercio Equo al Nord si basano sull’acquisto e la vendita di questi prodotti attraverso le Botteghe del Mondo. Il mercato dell’artigianato attraverso le Botteghe è ampiamente aperto e per molte organizzazioni le vendite continuano ad aumentare.
Nel 1973 l’olandese Fair Trade Organisatie importava il primo caffè “equo” da cooperative di piccoli coltivatori del Guatemala.
Nel 1983, grazie anche alla collaborazione di Frans Van der Hoff, teologo ed economista olandese, e nel 1987 UCIRI – MESSICO- ha iniziato ad esportare caffè in Europa.
Oggi, a distanza di 30 anni, il caffè equo è diventato un concetto. Centinaia di migliaia di coltivatori di caffè hanno già tratto benefici dal Commercio Equo in questo settore, e in Europa si consuma sempre più caffè equo. Attualmente il 25-50% del fatturato delle organizzazioni di Commercio Equo deriva da questo prodotto.
Dopo il caffè, la gamma di prodotti alimentari si è espansa fino a includere tè, cacao, zucchero, vino, succhi di frutta, noci, spezie, riso, ecc. I prodotti alimentari danno la possibilità alle organizzazioni di commercio equo di aprirsi nuovi canali di mercato, come per esempio le istituzioni, i supermercati, i negozi biologici.
In trent'anni di storia il movimento del fair trade ha innestato, nel nucleo culturale originario, altri contributi provenienti dal movimento ambientalista e dal movimento per i diritti umani. È cresciuta così nei progetti l'attenzione verso l'impatto ambientale e le produzioni biologiche e, allo stesso tempo, si è data un'importanza crescente alle dinamiche interne (organizzazione del lavoro, ruolo delle donne, democrazia interna, ecc.) presenti nelle organizzazioni del sud che partecipano e cogestiscono progetti locali di sviluppo. Resta comunque forte il "focus primario" che ha fatto nascere il movimento per un commercio equo: la libera associazione dei produttori e dei consumatori per la ricerca di un prezzo dei prodotti del lavoro umano che risponda di più ai bisogni vitali e meno alle cosiddette leggi di mercato.