ETIMOLOGIA

La parola araba "qahwa";in origine, identificava una bevanda prodotta dal succo estratto da alcuni semi che veniva consumata come liquido rosso scuro, il quale, bevuto, provocava effetti eccitanti e stimolanti, tanto da essere utilizzato anche in qualità di medicinale. Oggi questa parola indica, in arabo, precisamente il caffè. Dal termine "qahwa" si passò alla parola turca "qahvè" attraverso un progressivo restringimento di significato, parola riportata in italiano con "caffè". Questa derivazione è contestata da quanti sostengono che il termine caffè derivi dal nome della regione in cui questa pianta era maggiormente diffusa allo stato spontaneo, Caffa, nell'Etiopia sud-occidentale.

LEGGENDA

Quella del caffè è una storia che si perde nella notte dei tempi con vari miti che circondano la bacca

Una versione narra che sia stato un pastore yemenita di nome “Kaldi” a notare che le capre del suo gregge, dopo aver brucato le bacche selvatiche color bruno-rosso, diventavano particolarmente eccitate e insonni. Il pastore informò del fatto il priore del monastero del luogo.
L’abate decise che quelle “bacche magiche” erano opera del Male e dovevano essere bruciate subito, ma, inaspettatamente, le fiamme cominciarono ad emanare un intenso e piacevole aroma. Incuriosito, recuperò i bruni chicchi, li immerse in acqua ricavandone un decotto che gli permetteva, assieme agli altri confratelli, di restare sveglio nelle notti di preghiera.

Un’altra leggenda riguarda Maometto, che un giorno in cui non si sentiva bene, ricevette la visita dell’arcangelo Gabriele, mandato da Allah con una miracolosa bevanda. La bevanda era scura come la Sacra Pietra Nera della Mecca, comunemente chiamata "qawa". Maometto la bevve, si rianimò di colpo e ripartì per grandi imprese.

Dei chicchi del caffè sembrerebbe siano presenti anche in un racconto della Bibbia (primo libro dei Re), quello dove David porta come dono di conciliazione "dei grani abbrustoliti".